Perché faccio stock-picking
La maggior parte delle azioni, anche nell'S&P 500, non batte nemmeno i buoni del tesoro. Poche aziende iconiche spiegano i rendimenti di decenni. Puoi comprare il pagliaio, o cercare gli aghi.
100 aziende quotate, 1926-2019
Bessembinder- 4 creano tutta la ricchezza netta
- 36 battono i buoni del tesoro
- 60 rendono meno dei buoni del tesoro
Poche aziende creano valore nel tempo
Nel 2018 Hendrik Bessembinder si è chiesto: le azioni battono i buoni del tesoro? Nel 2020 ha esteso lo studio fino al 2019, e la risposta, su circa 26,000 aziende quotate negli Stati Uniti dal 1926, è stata sorprendente.
4%
delle aziende ha creato tutta la ricchezza netta
60%
ha reso meno dei buoni del tesoro
51%
ha chiuso la sua vita in borsa in perdita
$47T
creati al netto: $54T fatti, $7T distrutti
11,000 aziende hanno creato $54T di ricchezza; 15,000 ne hanno distrutti $7T. Il 31% ha battuto il mercato, ma il 10% ha creato il 110% della ricchezza e l'1% circa tre quarti: il resto, nel complesso, ha tolto.
Il rendimento medio del mercato è positivo perché poche aziende straordinarie compensano le molte mediocri. E quelle poche restano in indice per decenni: il tempo è parte del vantaggio.
Comprare l'indice significa possedere gli aghi insieme a tutto il pagliaio. Fare stock-picking significa provare a tenere solo gli aghi, accettando di sbagliarne qualcuno.
Fonti: Do Stocks Outperform Treasury Bills? (Bessembinder, 2018); Wealth Creation in the U.S. Public Stock Markets 1926 to 2019 (Bessembinder, 2020); What I Learned About Investing from Darwin (Prasad, 2023).
- Top 30 aziende (30 aziende)32% · $15T
in indice per 59 anni (mediana)
- Top 1% (262 aziende)74% · $35T
in indice per 47 anni (mediana)
- Top 10% (2,617 aziende)110% · $52T
in indice per 25 anni (mediana)
Il top 10% supera il 100% perché il restante 90%, nel complesso, ha distrutto ricchezza.
Quanto pesare ogni posizione è una domanda a sé: il criterio di Kelly dà il limite matematico oltre cui rischiare di più riduce il rendimento composto.
Il pagliaio o gli aghi
Se poche aziende iconiche spiegano la maggior parte dei ritorni a lungo termine del mercato, un investitore long-term ha due alternative.
Comprare il pagliaio
Un ETF sul mercato: possiedi tutte le aziende, comprese quelle che distruggono valore, e ottieni la media. È la scelta giusta per chi non vuole analizzare business, e non c’è nulla di male.
Cercare gli aghi
Le poche aziende iconiche che spiegano i rendimenti di decenni. Richiede un metodo per riconoscerle presto, e soprattutto un filtro per evitare le peggiori. È la strada che ho scelto.
Io ho scelto la seconda, comprando azioni singole. Il magnete per gli aghi non ce l'ha nessuno: quello che si può fare è passare il pagliaio in un filtro che toglie la paglia, e cercare in quello che resta. È un processo a esclusione, molto più realistico: qualche filo di paglia in portafoglio ci sarà sempre.
Per costruirlo ho studiato sia le aziende da 10-100x in borsa, sia quelle andate male, cercando i pattern ricorrenti. Ho formalizzato ciò che ho imparato in un framework e in una strategia: la trovi in The Moat, e la insegno nel corso.
Con un filtro che scarta le aziende con chiari segnali di allarme, la matematica diventa più semplice: si può costruire un portafoglio solido anche al 100% in azioni, senza ETF a monte.
Un processo a esclusione
100 aziende quotate
niente fossato, niente flesso, niente esecuzione: fuori
quello che resta si legge con calma
Prima di tutto, evitare le peggiori
Per trovare le migliori azioni serve innanzitutto un framework che aiuti a evitare quelle peggiori. La maggior parte delle aziende, anche dell'S&P 500, fallisce o viene acquisita generando rendimenti al di sotto dei buoni del tesoro.
Il filtro lavora al contrario: prima elimina ciò che non ha un fossato, un punto di flesso, opzionalità e un management che esegue. Quello che resta è poco, e si guarda con calma.
Non parte da un’etichetta, e infatti quello che resta può ricadere in qualunque stile di stock-picking: l’etichetta la mette il mercato dopo, guardando il prezzo pagato.
Il framework The Moat
Al centro il fossato economico, intorno le leve che lo rendono difendibile e prezzabile. È il Capitolo IX del corso e il metodo con cui seleziono ogni posizione di The Moat.
Perché sto al 100% in azioni
Molti dividono il patrimonio in un core di ETF, l'80-90% del totale, e un satellite dove fanno stock-picking, spesso citando il fatto che l'80-90% dei gestori non batte il mercato. Io non ho mai seguito questo approccio: non ho mai comprato un ETF o un'obbligazione, e da quando investo ho sempre e solo comprato azioni singole.
Il motivo è aritmetico. Se il satellite è il 10% del portafoglio, anche facendo molto bene lì dentro il risultato complessivo si sposta di poco più di un punto di CAGR: l'extra-rendimento viene diluito dal core.
Costa più rischio, più volatilità e più lavoro, ed è una scelta personale, non un consiglio: chi non vuole analizzare business fa bene a comprare il pagliaio. Ma il satellite al 10% rischia di essere il peggiore dei mondi, un hobby fatto male.
“Metti tutte le uova nello stesso paniere, e poi guarda quel paniere.”
Stessa bravura, due strutture
ipotesi a 20 anni- Core-satellite 90/10
- 5.8x · 9.2% l'anno
- 100% azioni singole
- 16.4x · 15.0% l'anno
90% di ETF al 8.0%, 10% di stock-picking al 15.0%
lo stesso 15.0%, su tutto il portafoglio
Con il 10% in stock-picking, tutta quella bravura sposta il CAGR del portafoglio di +1.2% rispetto al solo ETF. Fare il 15.0% l'anno per vent'anni non è facile e nessuno lo garantisce: è aritmetica su ipotesi, non una previsione.
L’incentivo
Con un satellite al 10%, una posizione al 10% pesa l’1% del patrimonio: un errore non cambia molto, e finisci per dedicarle meno ore. Al 100% ogni tesi va trattata con la serietà che merita.
L’efficienza
Se il core non è tutto azionario ma diluito in bond ed ETC, per ottenere lo stesso rendimento è più semplice alzare l’equity nel core che compensare con piccole scommesse satellite.
La visibilità
Preferisco piena visibilità su una manciata di aziende che ho studiato a fondo, piuttosto che affidarmi a un paniere composto da altri secondo criteri che non sono i miei.
Cosa muove il rendimento, nel tempo
A un anno il prezzo lo muove il multiplo: il 46% del rendimento è l'umore del mercato. A dieci anni il multiplo pesa il 5% e la crescita dei ricavi il 74%. Ricavi e margini insieme spiegano quasi il 90%.
Per questo il metodo parte dai ricavi: capire quanto possono crescere per un decennio conta più di qualsiasi multiplo di oggi. Il DCF inverso ti dice quale crescita il prezzo sta già scontando.
Su un anno compri l'umore del mercato; su dieci compri l'azienda. È il motivo per cui una tesi sbagliata sul business non si salva con un buon prezzo d'ingresso.
Fonte: BCG Analysis, Morgan Stanley Research sull'S&P 500 (1990-2009).
Cosa spiega il rendimento totale
S&P 500, 1990-2009- Δ Ricavi
- Δ Margini
- Δ Multiplo
- Cash flow
Qualche punto in più, per decenni
€10,000 investiti una volta, per trent'anni. La differenza tra le colonne non è il tasso: è ciò che il tasso diventa quando compone. È matematica, non una promessa: nessuno garantisce il tasso.
7% l’anno
€76,123
la media storica reale del mercato
10% l’anno
€174,494
la media storica nominale
15% l’anno
€662,118
un’ipotesi ottimistica, non un obiettivo
E poi, la passione
Lo stock-picking non regge come scorciatoia. Regge se ti piace capire come un'azienda guadagna, cosa la protegge e cosa la può distruggere.
Per me è così dal novembre 2020: prima come passione, poi come metodo, poi come portafoglio pubblico.
Questo sito, il corso e gli strumenti esistono per chi sente la stessa curiosità.
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Ultimo aggiornamento: settembre 2026 · 11 minuti di lettura.
Chi c'è dietro
Giacomo Di Pinto
Fondatore di Fossato Economico dal 2021, gestisce The Moat ed è Co-Founder e CEO di Sherpo. Ha formato oltre 250 investitori.

Le informazioni su questa pagina hanno scopo didattico e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all'investimento. Le performance passate non sono indicative di quelle future.
Il pagliaio lo compri in un minuto. Gli aghi si imparano.
