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Fossato Economico
GuidaIl mestiere

Cosa sono gli hedge fund

I modelli, il mondo dei pod shop, i termini che nessuno ti spiega e perché io non vado mai short.

In questa guida

Cos’è un hedge fundI tre modelliI pod shopNet e grossQuanto costanoCosa non vedi nei 13-FPerché non shorto

Cos’è un hedge fund

Un hedge fund è un veicolo che investe in azioni quotate e in cui il gestore viene pagato per generare alpha: il rendimento in eccesso rispetto al beta del portafoglio. Non per massimizzare il rendimento assoluto, che è una cosa diversa.

Il nome viene dal primo fondo di Alfred Winslow Jones, nel 1949: comprava le azioni sottovalutate e ne vendeva allo scoperto altre per coprirsi, cioè per fare hedging, dal movimento del mercato. Quello che restava era il merito delle sue scelte.

Da lì l’universo si è frammentato in decine di strategie: equity long/short, macro, credito, quantitativi e ad alta frequenza, event-driven, long-only. Benjamin Graham gestiva quello che oggi chiameremmo un hedge fund long-only.

Capire come funzionano non serve per imitarli: serve per leggere perché un prezzo si muove. È lo stesso lavoro dello stock-picking, solo dall’altra parte del vetro.


I tre modelli

Quello che separa un fondo dall’altro non è il settore su cui investe: è quanta parte del movimento del mercato si tiene addosso. Da quella scelta discendono la leva, i vincoli e perfino gli orari di chi ci lavora.

Un long-only vive del mercato più le sue scelte. Un market neutral rinuncia del tutto al mercato e resta con la sola differenza fra i titoli che ha comprato e quelli che ha venduto allo scoperto.

Long-only

Net ~100%

Compra e basta i titoli che ritiene sottovalutati. Prende tutto il beta del mercato, più o meno l’alpha del gestore.

Long/short

Net 30-70%

Compra quello su cui è rialzista e vende allo scoperto quello su cui è ribassista. Una parte del mercato resta addosso.

Market neutral

Net ~0%

Ogni long è bilanciato da uno short: resta solo la differenza fra le due scelte, cioè l’alpha puro, e il mercato non conta.

La barra è l’esposizione netta al mercato: quanto del rendimento dipende ancora da dove va l’indice, e non da quali titoli sono stati scelti.

I pod shop, e perché muovono i prezzi

Il modello che ha guadagnato più quote negli ultimi anni è il multi-manager, o pod shop: Citadel, Millennium, Point72, Balyasny. Non c’è un portafoglio solo con un gestore solo, ma decine di team indipendenti, i pod, ognuno con il proprio book e la propria specializzazione, sotto un risk management centrale.

Ogni pod ha limiti stretti: stop-loss, drawdown massimo, vincolo di restare factor neutral. Chi va sotto il limite viene tagliato in fretta, e si racconta che in alcune piattaforme un −5% sul book significhi essere accompagnati fuori dall’edificio lo stesso giorno.

Il risultato è un’industria che pensa a trimestri, non ad anni. Nel settore quel modo di ragionare ha già i suoi soprannomi, “pod brain” e “pod monkey”, e non sono complimenti. È anche il motivo per cui una trimestrale ottima può fare −20%: se manca il whisper, i book a leva vendono in sequenza e il prezzo si muove molto più di quanto sia cambiata l’azienda.

Il loro orizzonte corto non è una legge dei mercati: è la conseguenza del loro modello di business. Per chi non ha nessuno che possa scortarlo fuori, è un’occasione.

I nomi che sentirai nominare

Sotto la stessa etichetta ci sono mestieri diversi: i primi due sono pod shop, i due in mezzo lavorano con i modelli, gli ultimi due prendono poche posizioni e le difendono in pubblico.

Net e gross exposure, con la leva dentro

Sono i due numeri con cui si legge un book. La net exposure è la differenza fra long e short sul capitale, e dice quanto del rendimento dipende ancora dalla direzione del mercato. La gross exposure è la somma dei due, e dice quanto il fondo ha in mano in tutto.

Un pod gira con net intorno allo zero e gross fra il 500% e il 1000%. Un long/short classico, i cosiddetti Tiger cub, sta fra il 30% e il 70% di net con una leva molto più bassa. Chi salta in aria di solito ha tanta leva e poca neutralità: long e short sullo stesso tema, che nel giorno sbagliato perdono insieme.

Un pod con $100M di capitale proprio. Muovi le posizioni e guarda cosa cambia.

$500M
$500M
1.5% l’anno
Quanto rende il book, in più rispetto al mercato, su quello che ha in mano.

Net exposure

0%

Il mercato non lo tocca: resta solo la differenza fra i suoi long e i suoi short.

Gross exposure

1000%

Cioè 10.0x di leva: è la somma di tutto quello che ha in mano.

Cosa arriva agli investitori

Un alpha del 1.50% sul gross diventa 15.0% sul capitale. È così che un vantaggio piccolo diventa un numero da conferenza, ed è anche il motivo per cui un errore da −5% sul book costa il posto.


Quanto costano davvero

La struttura classica è il 2 e 20, la stessa del venture capital e del private equity, con due meccanismi che proteggono chi mette i soldi e uno che protegge chi li gestisce.

2 e 20

Il 2% l’anno sul capitale gestito per i costi, più il 20% dei guadagni. È la struttura classica, la stessa di private equity e venture capital.

Hurdle rate

La performance fee scatta solo sopra una soglia minima, di solito fra il 5% e l’8%. Sotto quella, il gestore prende solo il fisso.

High watermark

Dopo una perdita non si paga più nulla finché la quota non torna sopra il suo massimo storico. Serve a non pagare due volte lo stesso guadagno.

Pass-through

Usato soprattutto dai pod shop: oltre al 2 e 20, tutti i costi operativi, dai bonus dei trader ai dati, finiscono in bolletta agli investitori.

La leva arriva dal prime broker, la banca d’investimento che presta i soldi, custodisce i titoli e procura in prestito le azioni da vendere allo scoperto.


Cosa non vedi nei 13-F

Chi gestisce oltre 100 milioni di dollari deve dichiarare le proprie posizioni ogni trimestre. Da lì nascono i titoli sul portafoglio di questo o quel superinvestor, e quasi sempre vengono letti male.

Nel 13-F ci sono solo i long su azioni americane. Non ci sono gli short, le azioni estere, la liquidità, la leva. E arrivano con 45 giorni di ritardo, quando il prezzo può essere un altro.

Quindi non sai quali long siano convinzioni e quali siano la gamba di un pair trade. Anzi: per restare factor neutral molti fondi devono shortare un titolo prima di comprarne un altro, e così certe azioni diventano funding short popolari, vendute da mezza industria per finanziare le scommesse vere.

Copiare un 13-F è come copiare una riga di un bilancio senza il resto del bilancio.


Perché non vado mai short

Analizzando molte aziende se ne trovano parecchie sopravvalutate, e qualcuna in modo grottesco. Non ne ho mai shortata una, e i motivi valgono anche per chi compra soltanto.

Il primo è che non si tratta mai qualcosa solo per la sua valutazione. Senza un catalyst non sai se, quando e quanto un titolo scenderà, e nel frattempo i mercati possono restare irrazionali più a lungo di quanto tu possa restare solvibile.

Il secondo è il risk reward, che è asimmetrico dalla parte sbagliata. E poi ci sono gli imprevisti: un’acquisizione, uno short squeeze, un’opzionalità che ti sei perso. Comprando, nessuno può costringerti a chiudere.

Il terzo è che non vale lo stress. Vedere salire un’azienda che ritieni assurda, mentre paghi gli interessi sul prestito, non è un mestiere che voglio fare, soprattutto quando dall’altra parte c’è un gruppo coordinato che compra e non vende.

Compri (long)

Se hai ragione
Guadagno illimitato
Se hai torto
Perdita massima 100%

Vendi allo scoperto (short)

Se hai ragione
Guadagno massimo 100%
Se hai torto
Perdita illimitata
Comprando, il caso peggiore è perdere quello che hai messo. Vendendo allo scoperto, il caso migliore è raddoppiare e il peggiore non ha un fondo: le due asimmetrie sono l’una il contrario dell’altra.
“Fra le cose che io e Charlie ci siamo sentiti di shortare negli anni, la percentuale di successo sarebbe stata alta. Ma è molto doloroso, e nella mia esperienza è stato molto più facile guadagnare dal lato long.”

Warren Buffett


Domande frequenti


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Ultimo aggiornamento: settembre 2026 · 12 minuti di lettura.

Chi c'è dietro

Giacomo Di Pinto

Fondatore di Fossato Economico dal 2021, gestisce The Moat ed è Co-Founder e CEO di Sherpo. Ha formato oltre 250 investitori.

Chi sono

Giacomo Di Pinto

Nessuno mi scorta fuori se sbaglio un trimestre.