La macroeconomia che serve a chi sceglie le aziende
Tassi, inflazione, cambi e cicli, spiegati per intero. Non per prevedere il prossimo anno, ma per sapere cosa succede alle aziende che possiedi quando queste cose si muovono.
- Tassi
- Il prezzo del tempo
- Inflazione
- Quanto vale un euro
- Cambi
- Dove va il capitale
- Ciclo
- Quando gli utili ingannano
In questa guida
A cosa serveI tassiTassi e valutazioniL’inflazioneI cambiLa curvaIl cicloGli indicatoriMonetaria e fiscaleBuffett e MungerCosa farneA cosa serve, e a cosa no
La macro va capita, non prevista. Sono due mestieri diversi: prevedere dove saranno i tassi fra un anno è una scommessa su cui le banche centrali stesse sbagliano, e chi costruisce un portafoglio su quelle previsioni finisce per scommettere sul meteo invece che sulle aziende.
Capirla è un'altra cosa, ed è necessaria. Le aziende non vivono nel vuoto: pagano interessi, comprano materie prime, incassano in valute diverse e vendono a clienti il cui reddito dipende dal ciclo.
Su questo sito c'è già una guida sul perché non conviene partire dalla macro per scegliere un titolo. Questa è il complemento: cosa sono davvero quelle variabili, una per una.
La distinzione
Previsione contro esposizione
Previsione: dove andranno i tassi. Non lo sai, e non lo sa nessuno.
Esposizione: cosa succede a questa azienda se i tassi salgono di due punti. È scritta nel bilancio, e puoi rispondere oggi.
I tassi di interesse: il prezzo del tempo
Il tasso di riferimento è quello a cui le banche si finanziano presso la banca centrale. È il prezzo del denaro all'ingrosso, e da lì si trasmette a tutto il resto: mutui, prestiti alle imprese, rendimento dei titoli di stato.
Primo canale
Il costo del credito
Chi ha debito paga di più quando rinnova. Le famiglie con un mutuo variabile hanno meno da spendere, le imprese rinviano gli investimenti.
Secondo canale
Il tasso di sconto
Con i titoli di stato che rendono di più, un'azienda deve promettere di più per valere lo stesso. Tutte le valutazioni si abbassano.
Terzo canale
Il cambio
Il capitale va dove rende, quindi la valuta che offre di più si apprezza, e con lei cambiano i conti di chi esporta e di chi importa.
Il tempo di trasmissione è lungo e incerto: fra una decisione e i suoi effetti sull'economia reale passano diversi trimestri. È il motivo per cui le banche centrali sbagliano spesso la dose, in un senso o nell'altro.
Perché i tassi muovono i prezzi delle azioni
Un'azienda vale la somma dei flussi che produrrà, riportati a oggi. Il tasso a cui li riporti decide quanto pesa il futuro rispetto al presente.
Qui due aziende guadagnano esattamente gli stessi €100 in dieci anni. Cambia solo quando li guadagnano. Alza il tasso e guarda quale delle due perde di più.
È lo stesso meccanismo del costo del capitale, visto dal lato del mercato invece che da quello dell'azienda.
Le due aziende guadagnano gli stessi €100 in dieci anni. Cambia solo quando li guadagnano.
Portando il tasso dal 4% al 8%, l’azienda che incassa tardi perde 22.8% contro il 13% dell’altra. Il mercato non sta impazzendo, sta facendo i conti.
Utile vicino
€75-13%
Matura subito: un’azienda matura, già a regime.
Utile lontano
€59-22.8%
Quasi tutto alla fine: una che cresce e reinveste.
Nel 2022 è successo esattamente questo: le aziende in forte crescita sono scese molto più del mercato: il valore di un'azienda è la somma dei flussi futuri scontati, e più quei flussi sono lontani più il tasso pesa su di loro.
L’inflazione, e le due specie che non vanno confuse
L'inflazione è l'aumento generalizzato dei prezzi: la stessa cifra compra meno cose. Ma due inflazioni identiche nel numero possono avere cause opposte, e la cura funziona solo su una delle due.
Da domanda
Si compra più di quanto si produce
Troppa domanda per la capacità disponibile. È quella che le banche centrali sanno gestire: alzando i tassi si raffredda la domanda e i prezzi rallentano.
Da offerta
Produrre costa di più
Uno shock sui costi, per esempio l'energia. Alzare i tassi comprime la domanda ma non riporta giù i costi: si rischia di frenare l'economia senza togliere l'inflazione.
Per capire quale delle due sia in corso si guarda l'inflazione core, cioè l'indice senza energia e alimentari. Se sale anche quella, l'aumento si è radicato nel resto dell'economia e non è più uno shock passeggero.
Per un'azienda l'inflazione è una prova del fossato: chi può alzare i prezzi senza perdere clienti la attraversa quasi indenne, chi non può vede i margini assottigliarsi mese dopo mese.
C'è anche una trappola contabile. Un'azienda con molti impianti da rinnovare li ricompra a prezzi più alti, mentre l'ammortamento a bilancio resta calcolato sul costo storico: gli utili sembrano buoni mentre il capitale si sta consumando. È il motivo per cui in inflazione le aziende leggere di capitale valgono più di quanto i multipli lascino pensare.
I cambi: perché i tassi muovono le valute
Il capitale va dove rende di più. Se i titoli americani pagano più di quelli europei, per comprarli serve dollari, e quella domanda fa salire il dollaro: EUR/USD scende.
- Differenziale
- +0%
- EUR/USD
- 1.150
Rispetto al 2% di partenza il cambio non si muove.
Relazione stilizzata, non una previsione: serve a mostrare la direzione. Alzando i tassi americani il capitale si sposta sul dollaro, il dollaro si apprezza e EUR/USD scende. Muovendo i tassi europei si sposta tutta la retta, perché quello che conta è il differenziale, non il livello.
Per te che investi il cambio agisce su due piani diversi. Il primo è il tuo: se compri un titolo quotato in dollari, il rendimento in euro dipende anche da come si muove il cambio mentre lo tieni.
Il secondo è dell'azienda, ed è quello che conta di più. Chi produce in un paese e vende in un altro ha ricavi e costi in valute diverse: il cambio le muove i margini senza che il business sia cambiato di niente.
Per questo nelle trimestrali trovi sempre la crescita «a cambi costanti»: è il tentativo, legittimo, di mostrare quanto è cresciuto il business al netto di una variabile che il management non controlla.
La curva dei rendimenti
La curva mette in fila quanto rende prestare allo stato a scadenze diverse, dai tre mesi ai trent'anni. Normalmente sale: prestare più a lungo espone a più incognite, quindi si pretende di più.
Quando si inverte, il breve rende più del lungo. È il mercato che dice di aspettarsi tassi più bassi in futuro, cioè un'economia che rallenta abbastanza da costringere la banca centrale a tagliare.
Negli Stati Uniti l'inversione ha preceduto tutte le recessioni dagli anni Settanta. Ma l'anticipo è andato da pochi mesi a oltre due anni, e non sono mancati i falsi allarmi: è un segnale da conoscere, non un orologio su cui regolare un portafoglio.
Forma della curva
Prestare per trent’anni è più rischioso che prestare per tre mesi, quindi rende di più. È la forma che la curva ha quasi sempre.
Il ciclo economico
L'economia non cresce in linea retta: alterna fasi di espansione e di contrazione. Le quattro fasi non hanno durata fissa e si riconoscono bene solo dopo, il che è già metà del motivo per cui non conviene provare a giocarle.
- 1
Espansione
Produzione e occupazione salgono, il credito è facile, gli utili crescono e la fiducia pure.
- 2
Picco
La capacità è satura, i prezzi accelerano e la banca centrale comincia a stringere.
- 3
Recessione
La domanda cala, gli utili scendono, la disoccupazione sale. Convenzionalmente due trimestri di PIL negativo.
- 4
Ripresa
I tassi scendono, il credito riparte e gli utili ricominciano a salire da una base bassa.
Le aziende cicliche hanno utili incollati al ciclo: auto, chimica, costruzioni, semiconduttori, banche. Le difensive vendono cose che si comprano comunque: alimentari, farmaci, utility.
Il ciclo non cambia quali siano le buone aziende. Cambia quando i loro utili sembrano peggiori di quello che sono, ed è esattamente lì che di solito si comprano bene.
Gli indicatori, e quando dicono qualcosa
Gli indicatori non valgono tutti lo stesso, perché non arrivano nello stesso momento. Alcuni anticipano, altri confermano quando ormai è successo.
| Indicatore | Quando parla | Cosa dice |
|---|---|---|
| PMI | Anticipa | Sondaggio ai responsabili acquisti: sopra 50 il settore si espande, sotto si contrae. Esce presto ed è una delle prime cose a girare. |
| Curva dei rendimenti | Anticipa | Cosa si aspetta il mercato obbligazionario sui tassi futuri, e quindi sulla crescita. |
| Inflazione | Contemporaneo | Dove sono i prezzi adesso. Guida le mosse della banca centrale, che a sua volta anticipa il resto. |
| PIL | In ritardo | La somma di quello che è stato prodotto, pubblicata a trimestre finito e poi rivista. |
| Disoccupazione | In ritardo | Le aziende licenziano quando la crisi è già in corso e assumono quando la ripresa è già partita. |
Seguirne cinque con criterio batte seguirne trenta. Ogni dato in più non migliora la decisione: aumenta solo la frequenza con cui ti viene voglia di cambiarla.
Politica monetaria e politica fiscale
Banca centrale
Monetaria
Agisce sul prezzo e sulla quantità di denaro: tasso di riferimento, e acquisto o vendita di titoli. Indipendente dal governo, almeno nelle intenzioni.
Governo
Fiscale
Agisce su tasse e spesa pubblica. Più lenta a decidere ma più diretta nell'effetto, perché mette o toglie soldi dalle tasche subito.
Quando il tasso di riferimento è già vicino a zero, la banca centrale resta senza margine e passa al quantitative easing: compra titoli sul mercato, immette liquidità e spinge giù i rendimenti a lunga. Il quantitative tightening è il movimento opposto.
Le due politiche possono tirare nella stessa direzione o l'una contro l'altra, e capita spesso. È una delle ragioni per cui prevedere l'effetto netto sull'economia è molto più difficile di quanto sembri leggendo i titoli dei giornali.
Cosa ne pensano Buffett e Munger
Vale la pena chiudere con chi su questa domanda ha una posizione netta da cinquant'anni. Non è che ignorino la macro: Buffett la conosce benissimo, e la frase sui tassi come gravità è la sintesi migliore di tutto quello che hai letto qui sopra. È che rifiutano di usarla come previsione, e comprano lo stesso.
“I tassi d’interesse sono per i prezzi degli asset ciò che la gravità è per la mela. Muovono tutto nell’universo economico.”
Warren Buffett · assemblea Berkshire, 2013 “Formarsi opinioni macro, o ascoltare le previsioni macro degli altri, è una perdita di tempo. Anzi è pericoloso, perché può offuscare la vista sui fatti che contano davvero.”
Warren Buffett · lettera agli azionisti, 2013 “Quando compriamo azioni ci comportiamo come se comprassimo un business privato: guardiamo le prospettive economiche, le persone che lo gestiscono e il prezzo. Ci vediamo come analisti di business, non di mercato, non di macroeconomia, e nemmeno di titoli.”
Warren Buffett · lettera agli azionisti, 1987 “Il 10% è la cifra a cui ci fermiamo: non vogliamo comprare azioni quando il rendimento reale atteso è sotto il 10%, che i tassi siano al 6% o all’1%.”
Warren Buffett · assemblea Berkshire, 2003
Le altre, raccolte per tema e con la fonte di ognuna, stanno nella pagina delle citazioni.
Cosa farne, concretamente
Niente di tutto questo serve a decidere se il mercato salirà. Serve a fare quattro domande sull'azienda che stai guardando, e a rispondere leggendo il bilancio invece che indovinando.
- 1
Quanto debito ha, e quando scade
Un’azienda che deve rifinanziarsi l’anno prossimo con i tassi raddoppiati ha un problema che non compare ancora nel conto economico di oggi.
- 2
In che valute incassa e in quali spende
Se i ricavi sono in dollari e i costi in euro, il cambio le muove i margini da solo. Lo trovi nella nota sui rischi finanziari.
- 3
Può alzare i prezzi
È la domanda dell’inflazione, ed è anche la domanda del fossato. Guarda cosa è successo ai margini lordi l’ultima volta che i costi sono saliti.
- 4
Quanto sono lontani i suoi utili
Un’azienda che guadagnerà fra dieci anni vale molto meno quando i tassi salgono. Non è un giudizio sul business: è aritmetica.
Sono tutte domande con una risposta scritta da qualche parte. È la differenza fra usare la macro e prevederla: la prima si fa con i documenti, la seconda con la fortuna.
Domande frequenti
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ROIC e ROIIC
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Ultimo aggiornamento: settembre 2026 · 16 minuti di lettura.
Chi c'è dietro
Giacomo Di Pinto
Fondatore di Fossato Economico dal 2021, gestisce The Moat ed è Co-Founder e CEO di Sherpo. Ha formato oltre 250 investitori.

La macro non si prevede. Le aziende si leggono.
