Quante azioni tenere in portafoglio
Cosa elimina davvero la diversificazione, dove il suo beneficio si esaurisce, quanto costa concentrare e perché tengo meno di 10 posizioni.
In questa guida
Cosa eliminaDove si fermaDentro le aziendeLa punch cardQuanto la pesiQuanto costaCome faccio ioCosa elimina la diversificazione
Il rischio di un’azione si divide in 2 parti.
Rischio specifico o idiosincratico
Il management che sbaglia, il prodotto che non vende, il contenzioso, la frode.
La diversificazione lo diluisce
Rischio di mercato o sistemico
Le recessioni, i tassi, i giorni in cui scende tutto insieme.
Su questo non può niente
La diversificazione lavora solo sul primo rischio: aggiungendo titoli diluisci il peso di un possibile disastro aziendale, e gli errori si compensano fra loro. Sulla seconda non può niente: un portafoglio di 500 azioni nel 2008 è sceso comunque.
Questa è la parte che quasi tutti sanno. Quella che si sente molto meno è che il beneficio non cresce in modo lineare: si esaurisce, e si esaurisce presto.
Ed è esattamente il punto in cui la domanda cambia: non “quanto rischio elimino”, ma “da quale titolo in poi sto solo diluendo le mie idee migliori”.
Il “terzo” rischio
Non sapere cosa possiedi
Nessuna formula lo misura. Un portafoglio di 50 titoli di cui non so niente, nel pratico, è operativamente molto più pericoloso di 5 che conosco bene e seguo da anni, anche se la statistica dice il contrario.
Dove si ferma il beneficio
Joel Greenblatt, in You Can Be a Stock Market Genius, mette i numeri sotto l’intuizione. Passare da un titolo a due elimina il 46% del rischio specifico. Da uno a otto ne elimina l’81%. Da uno a sedici, il 93%.
E poi? Da sedici a cinquecento si recupera l’ultimo 6%. Per guadagnare quei sei punti hai rinunciato a qualunque possibilità di fare diversamente dal mercato, perché a quel punto il mercato sei tu.
I numeri di Greenblatt
Rischio specifico eliminato
81%
Con 8 titoli. Il 9o ne toglierebbe altri 2.0 punti.
Il salto grosso è all’inizio: bastano otto posizioni per togliere quattro quinti del rischio che corri con una sola. Da lì in poi ogni titolo aggiunto sposta decimali, ma diluisce le tue idee migliori esattamente come sposta il rischio.
Percentuali del rischio non di mercato, da Joel Greenblatt, You Can Be a Stock Market Genius (1997). Il rischio di mercato, quello che resta, non si diversifica via in nessun caso.
Alcune aziende diversificano al posto tuo
Contare i titoli è una misura grezza, perché tratta ogni riga di portafoglio come se fosse una scommessa singola. Quasi mai lo è.
Comprando Amazon non compri un business solo, ma l’e-commerce più AWS, che sono due aziende diverse con clienti diversi e margini diversi. È come averne almeno due in una.
Vale per tutte le aziende che cerco, perché punto sull’opzionalità: chi più chi meno hanno diverse linee di ricavo, clienti sparsi su più continenti e più di un modo per crescere. Quella diversificazione la fanno loro, allocando capitale fra le divisioni ogni trimestre, e la fanno con molte più informazioni di quante ne abbia io.
Cinque aziende così non sono cinque scommesse. Sono cinque portafogli, ognuno gestito da chi ci lavora dentro.
Vale anche al contrario: 30 titoli che vendono tutti allo stesso cliente, o che vivono tutti dello stesso ciclo, non sono 30 scommesse diverse. Sono una sola, ripetuta 30 volte.
Amazon
1 titolo- E-commerce
- AWS
- Pubblicità
- Abbonamenti
- Logistica
Alphabet
1 titolo- Ricerca
- YouTube
- Cloud
- Android
- Scommesse lunghe
Microsoft
1 titolo- Azure
- Office
- Windows
- Gaming
La punch card
Buffett racconta di aver trovato un modo per migliorare i risultati di chiunque: dare a ogni investitore una tessera con 20 buchi, uno per ogni investimento concesso in tutta la vita. Finiti i buchi, non si compra più niente. Come consiglio operativo vale poco. Serve a rendere visibile una cosa che di solito non si vede: quanto costa una decisione presa alla leggera. Con 20 possibilità totali, nessuno comprerebbe per noia, per FOMO o perché “tanto è poco”, e farebbe una ricerca adeguata.
Il punto non è fermarsi a 20: quel numero è simbolico, e Buffett e Munger nella loro vita hanno comprato molte più di 20 aziende. Il punto è pensarci 2, 10, 100 volte prima di aggiungerne una, e farlo con l’idea di tenerla davvero a lungo. Il resto è speculazione con un altro nome.
Provala sul tuo storico. Quante delle operazioni che hai fatto negli ultimi anni meritavano un buco? Il motivo per cui l’esperimento funziona è che è già così. Il track record dei grandi investitori si spiega quasi sempre con pochissime decisioni: Buffett con Washington Post e poi Apple, Munger con Costco, Li Lu con BYD, Kantesaria con FICO. Tutto il resto è contorno.
Anzi, il pensiero scomodo è un altro: molti di loro avrebbero fatto meglio se invece di cercare la prossima idea avessero continuato ad accumulare su quella che avevano già capito.
Decisioni di una vita
17 rimaste
Ogni buco è per sempre.
Carriere intere, una o due decisioni
- Warren BuffettWashington Post, poi Apple
- Charlie MungerCostco
- Li LuBYD
- Dev KantesariaFICO
Quanto la pesi conta più di quante ne hai
Hai un’idea su cui hai convinzione alta: buone probabilità, rischio e rendimento asimmetrici. Poi ci metti il 2% del capitale, perché ti hanno insegnato a diversificare. Passano dieci anni e avevi ragione: quella fa 10x.
Quanto è servito, in concreto? Quasi niente: con un peso così il 10x si perde per strada. Con lo stesso identico titolo pesato al 40% non hai avuto un’idea migliore, hai solo deciso che quella contava. Muovi i cursori e guarda la differenza.
Se punti a rendimenti sopra la media, sapendo cosa fanno pochi punti in più di interesse composto su vent’anni, una diversificazione eccessiva non è prudenza. È il modo più sicuro di non battere il mercato.
Il tuo portafoglio
3.14x
+214% in 10 anni, cioè un CAGR del 12.12%.
CAGR del portafoglio per peso
Fra il 2% e il 40% ci sono 7.1 punti di rendimento annuo, a parità di idee. Non hai scelto titoli diversi: hai solo deciso quanto contava quello giusto.
La paura di un solo paniere
“Gli investitori sono stati talmente convinti della diversificazione che la paura di avere troppe uova in un solo paniere li ha portati a investire troppo poco in società che conoscono a fondo, e troppo in altre di cui non sanno assolutamente nulla.”

Quanto costa concentrare
Fin qui sembra che concentrare sia gratis. Non lo è, e chi te lo racconta così ti sta vendendo qualcosa.
Il conto lo paghi in drawdown. Con otto posizioni, una che va male pesa più di un ottavo del tuo capitale, perché di solito quando una scende non è l’unica. E le perdite non sono simmetriche: da −50% non basta un +50% per tornare pari, ne serve il doppio.
Il secondo costo è il tempo. Ogni posizione va seguita davvero: trimestrali, tesi da aggiornare, il momento in cui il motivo per cui l’avevi comprata non vale più. Concentrare significa poterlo fare per ognuna. Trenta titoli non si seguono, si guardano.
Per questo la concentrazione viene dopo, quando hai alzato l’asticella. Non è una scorciatoia per fare di più. Se le idee che la superano sono cinque, il portafoglio ne ha cinque.
| Se perdi | Per tornare pari ti serve |
|---|---|
| −20% | +25% |
| −30% | +43% |
| −40% | +67% |
| −50% | +100% |
| −60% | +150% |
| −70% | +233% |
Come faccio io
Tengo meno di 10 posizioni, quasi sempre fra 5 e 8, e il 100% in azioni singole. Non me la sono data come regola: è quello che resta dopo il filtro. Con 20 aziende in portafoglio, la conclusione non sarebbe “sono ben diversificato”, sarebbe che ho comprato cose di cui non ero abbastanza convinto.
Naturalmente, ciò presenta dei trade-off: più volatilità, drawdown potenzialmente più profondi, e la necessità di conoscere ogni azienda a fondo, così da non vendere nel momento sbagliato.
Nel tempo sfoltisco le posizioni su cui ho meno convinzione e aggiungo su quelle che stanno eseguendo meglio delle attese. Sì, anche su quelle già salite molto, pure se alza il prezzo medio di carico. Un 100x, prima di essere tale, è stato un 2x, un 5x, un 10x: e quei passaggi succedono perché l’azienda esegue meglio di quanto il mercato si aspettasse, non perché il titolo è “caro”.
Vendere le vincenti e tenere le perdenti, diceva Peter Lynch, è come tagliare i fiori e annaffiare le erbacce.
Il filtro, in tre pilastri
- 1Fossatoun vantaggio spesso ancora opaco al mercato
- 2Executionun management che fa quello che dice
- 3Opzionalitàmodi di crescere che i numeri non mostrano ancora
Se invece non hai intenzione di studiare le aziende una per una, la risposta giusta non è concentrare meno: è comprare un ETF ampio e smettere di pensarci.
Domande frequenti
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Ultimo aggiornamento: settembre 2026 · 14 minuti di lettura.
Chi c'è dietro
Giacomo Di Pinto
Fondatore di Fossato Economico dal 2021, gestisce The Moat ed è Co-Founder e CEO di Sherpo. Ha formato oltre 250 investitori.

Poche aziende, conosciute bene. Il metodo per sceglierle.
